venerdì 2 marzo 2007

Starbucks alle prese con la crisi

Questo è un post autoreferenziale.
Il 16 ottobre scorso, scrivevo che "
... Eppure, sono convinto che non durerà. I locali non hanno più quella novità che negli anni passati aveva contraddistinto l'ascesa soprattutto negli USA. Soltanto a Manhattan per esempio ci sono decine e decine di caffè e bar che mostrano più freschezza e originalità". Sono trascorsi quasi cinque mesi: il titolo allora non aveva ancora raggiunto i suoi massimi, l'avrebbe fatto soltanto un mese più tardi. Poi, il crollo, deciso e costante, ben oltre la media degli indici: alla chiusura di oggi i punti percentuali lasciati sul terreno hanno raggiunto i 20. Non c'è quindi affatto da stupirsi se, conscio di aver dilapidato in poco più di quattro mesi un quinto della propria capitalizzazione, Howard Schultz, il presidente e capo del colosso della ristorazione, arringava pochi giorni fa i propri manager, allertandoli del pericolo. Il testo del memo, diffuso dalla stampa, non lascia adito a dubbio alcuno:
Some customers see the new stores as sterile, he said, without the soul the outlets used to have. Starbucks has become a chain, he said, and lost the "warm feeling of a neighborhood store."
Sarà questo uno dei (tanti) motivi per cui Starbucks non ha mai aperto in Italia?

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