giovedì 21 giugno 2007

Il gusto amaro del cioccolato


Tutti i paesi ricchi di risorse naturali e soggetti a regimi più o meno autoritari, si scontrano prima o poi con guerre e maledizioni assortite. Non fa eccezione la Costa d'Avorio, primo produttore di cacao al mondo: la ricchezza dolce, portatrice di denaro, è infatti anche fonte e prima alimentatrice di conflitti. Lo dimostra il rapporto, lungo e dettagliato (scaricabile qui), della Global Witness, un'organizzazione non governativa specializzata nella lotta contro lo sfruttamento delle risorse naturali finalizzate alla corruzione e alla generazione di conflitti.
In Costa d'Avorio, la guerra civile è cominciata nel 2002 e una tregua sembra essere stata posta soltanto pochi mesi fa. Niente di più facile che una debole e instabile soluzione venga spazzata via e restituisca nuova linfa a lotte sanguinarie. Se in altre zone dell'Africa è stato il commercio di diamanti a finanziare i conflitti, in Costa d'Avorio tutto ruotava intorno al cacao, che fungeva da moneta di scambio per l'acquisto di armi. Primo attore protagonista in questo dramma è stato il governo, che avrebbe utilizzato ben venti milioni di euro provenienti dal commercio del cacao per dirottarli sulle forze armate del presidente e sulle azioni sanguinarie da queste compiute nel paese. A beneficiare dei proventi della materia prima erano anche i ribelli delle Forze Nuove che impnevano dazi sul trasporto dei baccelli nelle zone da loro occupate (generalmente, il nord dello stato africano). Il rapporto della Global Witness non si fa pregare e punta il dito accusatore anche contro i vertici locali dell'industria e contro le multinazionali produttrici di cioccolato. Alcune di queste ultime hanno sottratto fondi, sfruttando il silenzio che scatta inesorabile sulla filiera di produzione e sulla contabilità. E' il caso della Cocoa Sifca, appartenente al gruppo USA Adm, e della Dafci, che fa capo alla francese Bollorè.
Del rapporto hanno parlato Le Temps, la BBC l'Internazionale (anche nell'ultimo numero in edicola, purtroppo non disponibile sul web).

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