venerdì 8 settembre 2006

... questo debito a chi lo dò?

Impazzano da giorni le chiacchiere sul futuro del gruppo Telecom. Tutti i mezzi di informazione si sono buttati come degli squali su idee di progetti, disegni, strategie. Il problema è uno: i debiti del gruppo. Decisamente troppi per il Tronchetto della felicità. Il sottoproblema è la gestione (ergo, riduzione) dei costi: praticamente un'impresa e visto che parliamo - necessariamente - di posti di lavoro, con implicazioni sociali mica da ridere. Il governo naviga sott'acqua con il periscopio puntato in attesa di entrare in gioco. C'è poi il divertene giochino dello scorporo la rete qui, scorporo il mobile lì, aggrego i contenuti là. Insomma, un casino. Qui di seguito la riproduzione di un pezzo apparso oggi sul sito Dagospia che spiega in poche e caustiche parole lo stato dell'arte. Ne riparleremo ancora in questo blog.

"Hanno indossato un costumino da bagno degli anni '30, poi si sono tuffati tutti insieme nelle acque davanti all'isola di Zante. La scena pare sia stata bellissima ed è un peccato che il fotografo Carlo Carino, specializzato con la sua società ImagoEconomica nei ritratti di capitani d'industria, sia stato buttato dai bodyguard di Murdoch in fondo all'Egeo.
L'odissea di Marco Tronchetti Provera alle prese con una montagna di debiti si è arricchita ieri di un nuovo capitolo. Il marito di Afef, lo "Squalo" Rupert, il finanziere Tarak Ben Ammar, Carlo Buora e Riccardo Ruggiero, hanno fatto il bagno tuffandosi dal veliero di 56 metri del magnate australiano. Dopo il pranzo, al quale non ha partecipato la moglie anglo-cinese Wendy Deng, hanno approfondito l'ipotesi di una grande alleanza sui contenuti digitali.
Nessuno a Milano, Londra e New York crede che la pattuglia dei big abbia parlato soltanto dei film da trasmettere attraverso la banda larga di TelecomItalia. Occorrerà quindi aspettare il consiglio di amministrazione di lunedì per sapere da Tronchetti se lo "Squalo" ha cominciato ad aprire la bocca per mangiarsi un pezzo dell'azienda, oppure se si accontenta di fare in Italia ciò che ha già fatto in Francia e in Germania.

Troppi consulenti e advisor di prestigio ronzano in questi giorni intorno a TelecomItalia per immaginare che tutto possa risolversi nella semplice costituzione di una "newco" per i contenuti. Nella pentola bolle qualcosa di grosso e prende sempre più consistenza l'ipotesi lanciata da Dagospia mercoledì sera di uno scorporo della telefonia mobile e della rete. Anche il "Sole 24 Ore" di oggi ne parla con rilievo e spiega che colossi del private equity sarebbero pronti a scendere in campo per un'asta sui telefonini. "Secondo indiscrezioni - scrive il giornale - sarebbero infatti già stati avviati colloqui informali per verificare i margini di manovra. I potenziali interessati non mancano e nella rosa figurerebbero player del private equity come Tpg, Apax e Permira. Non dovrebbe essere della partita, invece, il Carlyle".
Perchè il Carlyle Group, il più ricco fondo internazionale debba restare alla finestra per l'acquisizione di Tim, il giornale di Ferruccio De Bortoli non lo spiega; forse prevale la preoccupazione di non sollevare, dopo l'ombra dello "Squalo", anche il fantasma di Carletto De Benedetti. Come disse una volta un noto portavoce di un ministro a una giovane attrice: "l'affare si ingrossa". E le attese si moltiplicano. L'impero di Tronchetti Provera è il dossier caldo del Governo Prodi che dovrà cercare di togliere dalle spalle del brizzolato manager milanese un fardello insostenibile. Così la pensano anche i 250 dirigenti e funzionari di Tim che nel mese di agosto sono stati invitati a lasciare l'azienda."

1 Commenti:

Anonymous Luca De Biase ha detto...

Grazie per il tuo commento. Ho così visto il tuo blog e l'ho linkato nel mio... Ti sarò grato se vorrai fare lo stesso :-)

http://blog.debiase.com

4:36 PM  

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