venerdì 24 ottobre 2008

L'indice Starbucks nell'economia internazionale


Nel 1996 Thomas Friedman, l'autore de Il mondo è piatto (ricordate? Sembrano passati secoli), tirava fuori dal suo cilindro la teoria McDonald's, secondo la quale due paesi nei quali fosse radicata la presenza di negozi della catena di fast food non sarebbero mai entrati in guerra tra di loro. Teoria che guardava al passato e all'immediato presente e che infatti era destinata a morire dopo meno di dieci anni.
Sulla scia del predecessore, Daniel Gross, economista e divulgatore di fama, rilancia con la teoria Starbucks sull'economia internazionale (anche su Newsweek): maggiore è la presenza in un paese di negozi e di "cultura" Starbucks, maggiori sono le possibilità che tale paese vada incontro a crisi finanziarie.
Insomma, in Italia dovremmo stare tranquilli. Peccato che questo indice Starbucks si basi, almeno a mio parere, su valutazioni molto empiriche e poco scientifiche.
Provo a indovinare i prossimi indici di valutazione dell'economia internazionale: "Ikea" direttamente proporzionale ai paesi con forte presenza politicamente liberal? "Apple" inversamente proporzionale alla presenza dell'esercito nelle strade? Coca Cola direttamente proporzionale alla scarsità di idraulici?
Si potrebbe addirittura pensare di incrociare i diversi indici con i diversi settori merceologici per vedere che cosa esce fuori. Insomma, possiamo dire tutto quello che ci pare: basta un po' di fantasia.

foto da ondamultimediale.blogosfere.it

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