giovedì 18 gennaio 2007

Segui il denaro e avrai un cielo più pulito


Quando, ormai quasi venti anni fa, studiavo l'analisi economica del diritto sui "sacri" testi di Calabresi e Posner, pensavo a questa materia come qualcosa di estremamente futuribile e difficilmente valutabile nella vita economica di ogni giorno. Con gli anni venne Kyoto e il suo famigerato protocollo, e poi il commercio dei diritti a inquinare (una sorta di borsa dei gas venefici).
In termini di concretezza, sembra che qualcosa possa cambiare. E la notizia viene addirittura dagli USA, il maggior inquinatore del pianeta. Associazioni non necessariamente e sfrenatamente ambientaliste mostrano la via: seguire la puzza del denaro per arrivare al cadavere. Il Ceres, gruppo no-profit impegnato – tra l’altro - nella valutazione dell’impatto ambientale dell’attività bancaria (!), rileva che presto i finanziamenti che le banche accordano a progetti industriali destinati a inquinare, affronteranno difficoltà sempre maggiori, sia in termini di immagine che di ritorno sugli investimenti.
Tutto nasce dal progetto di un impianto del costo di 11 miliardi di dollari ad opera della Texas Utility Corp. in Messico. Il ritorno di tale attività, in termini di inquinamento atmosferico, è davvero elevato. I finanziamenti sono arrivati, ma le battaglie future lasciano prevedere esiti diversi.
La Bank of America ha preferito rimodulare il proprio portafoglio di investimenti, riducendo del 7% la quota nei progetti con grosse quantità di emissione di gas. Banche olandesi, come Rabobank e Finance for Development, non investono in progetti inquinanti. Ben quarantacinque banche hanno siglato un memorandum d’intesa (Equator Principles) sulla necessità di valutare anche i principi di salvaguardia ambientale nelle scelte finanziarie.

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