martedì 11 novembre 2008

Paradisi fiscali #1


Tempi di crisi o boom alle stelle, non c'è stagione finanziaria che non veda trionfare i paradisi fiscali. Stortura dei mercati finanziari o provvidenziale approdo per i grossi patrimoni?
I paradisi fiscali esistono da sempre, da quando esiste la finanza, almeno. Ciò che dovrebbe meravigliare è la solita, ormai scontata, sorpresa che accoglie le notizie come questa di oggi su Repubblica. I mezzi di informazione ammantano di sensazionalismo qualcosa che è nella natura stessa dell'imprenditoria, e cioè pagare meno imposte, in modo legale (elusione) o illegale (evasione).
E non si venga a dire che i governi sono al lavoro per eliminarli; non è vero. I paradisi fiscali non sono soltanto le isolette dei Caraibi o la Svizzera, no. I paradisi fiscali sono dentro l'Unione Europea, alcuni paesi lo sono in prima persona, altri sono fantastiche teste di ponte. Come avviene ciò? Semplice, la chiave di volta sono i trattati contro le doppie imposizioni. Questi accordi tra gli stati consentono di impedire che un contribuente paghi, per esempio, due volte (in due paesi) le imposte sullo stesso reddito. Sarà ovviamente cura del contribuente cercare di spostare le proprie attività produttive lì dove il fisco tartassa di meno. E fin qui, niente di male. In genere, i paesi industrializzati non stipulano trattati contro le doppie imposizioni con i c.d. paradisi fiscali: per esempio, il principio di cui sopra non vale nel caso in cui contribuente italiano si costruisca un rapporto di business con una società domiciliata nelle Isole Vergini Britanniche per sostenere dei costi e abbattere così l'imponibile in Italia. In questo caso, giustamente, il fisco italiano rivendica presuntivamente il diritto di falcidiare il reddito, senza tenere conto dell'operazione più o meno fittizia posta in essere. Peccato però, che la rete delle autorità fiscali dei vari paesi abbia maglie troppo larghe. L'Inghilterra, per esempio, non è propriamente un paradiso fiscale, ma - forte di indubbi ottimi rapporti politico-diplomatici - ha stipulato trattati contro le doppie imposizioni con le proprie ex colonie (Cayman, Vergini Britanniche, Jersey, ecc.). Lo stesso ha fatto l'Olanda con le Antille Olandesi, per esempio. Che cosa significa questo?

[continua]

Etichette:

martedì 28 agosto 2007

Il paradiso del Vaticano

No, non quello promesso ai credenti, ma piuttosto e più prosaicamente quello terreno e sempre valido dei tanti soldi gestiti dal - e dentro il - Vaticano.
La Stampa ci informa che la la Commissione Ue chiederà al governo italiano «informazioni supplementari» su «certi vantaggi fiscali delle chiese italiane», ma non ha ancora deciso se aprire un’inchiesta.
Insomma, i favori fatti alla Chiesa e allo Stato Pontificio dall'Italia non si sono esauriti con i patti Lateranensi, ma continuano con le agevolazioni fiscali concesse al Vaticano. Un esempio? l'esenzione dall'ICI per gli immobili, notoriamente una parte assolutamente non indifferente del già esagerato patrimonio ecclesiastico. San Franceso? I poverelli di Assisi? Chi erano costoro? Finanza e gestione accorta, in molti casi esentasse, consentono al piccolo stato nel centro di Roma di prosperare. E addirittura nel settore commerciale, nel quale la distorsione dell'efficienza dei mercati è in agguato, lo stato italiano consente alle imprese vaticane di usufruire di riduzioni di imposta considerevoli, fino al 50%. Chissà come saranno i conti della neonata flotta aerea vaticana: è evidente che potranno erodere importanti fette di mercato alle altre aviolinee, se potranno contare su sconti simili.
Insomma, si spera che lì dove ha fallito lo stato italiano possa rimediare la UE. Intanto, come amena lettura può essere interesante segnalare qualche pagina web:
- una striminzita (quanto basta) introduzione ai paradisi fiscali
- una piccola utile bibliografia
- fatti e misfatti legati alla gestione della ricca finanza gialla e bianca

Etichette: ,

domenica 26 agosto 2007

Le tasse di Fisichella

Continua la serie di esempi civici pessimi. I "grandi" campioni non soltanto eludono - in alcuni casi sarebbe più esatto dire "evadono" - tasse e imposte che i normali cittadini si affannano a pagare, ma si permettono addirittura di giustificare se stessi. E' ciò che ha fatto Valentino Rossi con un video di stampo pontificio inviato ai maggiori videogiornali italiani e pronto per essere diffuso ai fedeli italiani urbi et orbi.
E' quello che ha pensato bene di fare anche Giancarlo Fisichella, in un'intervista comparsa su La Repubblica di oggi (purtroppo non ho trovato il link). Come molti sapranno (qui, il riassunto ANSA della storia), il pilota romano aveva stabilito la propria residenza a Montecarlo e aveva ricevuto una cartella esattoriale per il periodo dal 1998 al 2002 per l'importo complessivo di 17,2 milioni di euro. E' notizia di questi giorni che grazie ad un concordato raggiunto con l'Agenzia delle Entrate di Roma, Fisichella si è visto ridurre l'importo dovuto a 3,8 milioni di euro.
Beh, leggere frasi quali "non ho evaso un bel niente, sono io che ho voluto pagare le tassse", oppure giustificare il proprio trasferimento a Montecarlo "per essere più vicino alla sede dell'azienda per cui lavoro" oppure ancora di vedere il proprio operato come "la strada giusta, la via da indicare anche per gli altri" fanno ridere e incavolare allo stesso tempo.

A proposito di plurimilionari e tasse, ho riscoperto questo bell'articolo comparso su D di Repubblica nell'aprile 2006. Ottima lettura, davvero.

Etichette: ,

martedì 26 giugno 2007

Londra acchiappa-società


Il mercato londinese dei servizi, si sa, attira capitali e persone. E' difficile però immaginare che il 50% delle società inglesi abbia proprietari esteri. Invece, non è soltanto un caso, ma un trend che ha visto trasformare nell'attuale 50% una percentuale che dieci anni fa era soltanto del 30%. Fondi pensione, fondi di private equity, insieme con sgravi fiscali mirati ai grandi operatori, hanno fatto la fortuna di avvocati e finanzieri londinesi.
C'è però un altro motivo, più nascosto e spesso ignorato: l'Inghilterra è la miglior testa di ponte verso i paradisi fiscali. Nessun paese del mondo industriale occidentale (perdonate la definizione forse anacronistica) come l'Inghilterra può vantare tanti trattati contro le doppie imposizioni con un gran numero di paradisi fiscali. Questi trattati rappresentano la chiave di volta per portare soldi all'estero e nasconderli legalmente alla tassazione nel paese in cui sono generati. Le isole di Jersey, Guernsey, Man, le Vergini Britanniche e le Cayman sono soltanto degli esempi. I tragitti monetari possono essere i più vari, esotici ed efficaci allo stesso tempo.

Etichette: , ,