lunedì 7 gennaio 2008

La banca del sesso

E' il felice esperimento bancario che ha luogo a Mumbai (la "vecchia" Bombay), in India. In un paese enorme che conta qualcosa come 2 milioni di prostitute e affari in continua crescita, alcune operatrici del sesso hanno deciso di dare vita a una banca cooperativa che consentisse loro di investire i propri (magri) risparmi per il tempo della vita in cui il corpo - e il lavoro - sfiorirà. Donne talvolta prive persino di un certificato di nascita hanno così la possibilità di tutelare se stesse. In alcuni casi, l'esperimento è condotto grazie ad una organizzazione non governativa di Washington.

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lunedì 7 maggio 2007

La middle class indiana annega nella spirale dei debiti

E' la conseguenza dell'economia galoppante e del boom del settore immobiliare. Le case hanno duplicato o addirittura triplicato il proprio valore e i mutui hanno seguito lo stesso percorso nell'arco temporale di due soli anni.
Identico discorso è possibile fare per altri beni, come le automobili o sfizi hi-tech.

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domenica 6 maggio 2007

Il superjumbo indiano beve birra


Un Airbus A380 atterra all'aeroporto di New Delhi: è la prima volta che un superjumbo poggia il suo carrello sul suolo indiano. La Kingfisher Airlines ne ha ordinati ben cinque per un affare da ben 3 milardi di dollari. La società che possiede l'aerolinea è la stessa che produce una delle più famose birre indiane.

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giovedì 3 maggio 2007

La multinazionale del caffè


E' Starbucks, senza ombra di dubbio. Nessuna catena riesce a vendere caffè in ogni parte del globo (Italia esclusa, ovviamente) come fa la società di Seattle. Gli interessi e i soldi girano vorticosamente e spesso si confondono con la politica e l'affarismo spinto: Starbucks è un colosso con una vera e propria diplomazia commerciale. Ne sono un esempio le notiziole che riporto.
In Romania, gli inventori del frappuccino hanno aperto da meno di un mese il primo negozio nel paese, che farà da apripista a un business in crescita in tutta l'Europa dell'Est. Partner di Starbucks in questa avventura è la Marinopoulos Coffee Company III, società greca che già collabora con gli statunitensi in Grecia, a Cipro, in Svizzera e in Austria.
In India, potrebbero essere aperti entro l'inizio del prossimo anno ben 100 negozi. E' stato infatti superato l'ostacolo della FIPB (Foreign Investment Promotio Board), che ha dato il via libera. Rimane il nodo delle modalità giuridiche con cui sbarcare nell'enorme nazione indiana, considerato che la legislazione consente gli investimenti stranieri con alcuni limiti. Il modello classico sviluppato da Starbucks, quello della joint venture, potrebe lasciare il passo a un franchising, che lascerebbe agli investitori locali la proprietà degli esercizi commerciali. A Delhi e Mumbai le prime aperture.
In Etiopia, infine, è stato siglato con il governo locale un accordo di marketing e di gestione di marchi al fine di chiudere una vertenza che rischiava di minare alcuni dei brand utilizzati dalla società americana e, al contempo, di impedire al governo etiope di poter sfruttare a dovere l'alta qualità dei chicchi prodotti sulle proprie terre. In un paese dove quasi un quarto della popolazione è coinvolta a vario titolo nell'industria del caffè, questo accordo dovrebbe portare più di qualche reale beneficio ai contadini.

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Soldi da lontano in Inghilterra


Una volta erano soltanto terre lontane, buone da colonizzare e in alcuni casi neanche quello era un buon motivo per spingersi così lontano. Adesso da quelle stesse terre arrivano soldi, e non pochi, a ravvivare la già scoppiettante finanza londinese.
E' il caso dei soldi indiani che prendono decisamente la via dell'ovest e si dirigono verso il mercato inglese, dove gli investimenti indiani già contano per il 16% del totale degli investimenti esteri, secondi soltanto agli USA. La somma che affluisce in UK è vicina ai 75 miliardi di euro dai 56 di soltanto due anni fa. L'attrattiva inglese è data dal fascino europeo, condito con la dimestichezza anglosassone a favorire investimenti e, ovviamente, anche dalla lingua. Un caso di colonizzazione al contrario?

Tanto per non sbagliare, anche i soldi tailandesi cercano la giusta congiunzione con un investimento inglese. E quale investimento è più di moda del calcio inglese, già meta di ricchi e straricchi di tutto il mondo? L'ex premier del paese asiatico Thaksin Shinawatra, osteggiato dai militari e messo nell'impossibilità di fare politica, sta pensando di consolarsi acquistando la squadra del Manchester City. Thaksin avrebbe fatto fortuna col rutilante mondo delle telecomunicazioni, vendendo la propria società - Shin Corp. - a un'impresa di Singapore.

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mercoledì 2 maggio 2007

Via col vento in India


L'India è il quinto produttore mondiale di energia eolica. Un paese sempre più affamato di energia e spesso - a torto - ritenuto indietro nello sviluppo di scenari eco-compatibili. Invece, il sub continente non ha paura di investire, anche attraverso sgravi fiscali rilevanti, nell'energia prodotta dai venti che soffiano soprattutto nelle regioni meridionali dell'enorme territorio a disposizione.
La Suzlon, società capostipite nella produzione di macchinari per la produzione di energia eolica, è sul mercato dal 1995 e sigla importanti contratti multimilionari (in dollari) con colossi industriali consapevoli della guerra ambientale che devono fronteggiare: Tata, Reliance Energy, Tata e la governativa Hindustan Petroleum.

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domenica 29 aprile 2007

L'energia solare nell'India rurale


Interessante esperimento benedetto dall'ONU, che finanzia con un milione e mezzo di dollari le banche che prestano i soldi per l'acquisto di sistemi solari per la produzione di elettricità. Si parla di progetti di entità minima, ma importante, che serve a fornire illuminazione per case e negozi nel Karnataka, zona rurale nel sud dell'India. In questo modo sarebbe possibile sostituire le costose e altamente inquinanti lampade a kerosene, che sprecano fino a 80 litri di un prodotto petrolifero che produce oltre 250 kg (!!!) di diossido di carbonio e che sono usate da circa 100 milioni di famiglie.

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mercoledì 18 aprile 2007

Blatter, il calcio e il potere in India


L'India è un subcontinente, l'India è enorme, l'età media è bassa, lo sviluppo indiano è impetuoso, secondo soltanto a quello del dragone cinese. E allora che cosa fa la FIFA, l'ONU affaristica del calcio, capitanata dal quel gran furbone di Joseph Blatter? Si butta a capofitto in India, per l'appunto, a vendere il prodotto "calcio": lo fa attraverso un roadshow (si chiama così, in realtà si tratta di un viaggio simil-elettorale) in loco e il lancio di un progetto chiamato Goal 2011. La parola d'ordine è, come sempre, "soldi, venite a me!", libera interpretazione di quanto realmente dichiarato dallo stesso Blatter nel corso del suo viaggio: "il calcio non può crescere senza aiuto politico e supporto finanziario dai rappresentanti del mondo degli affari. Bisogna sviluppare il gioco a tutti i livelli". Poi ci si meraviglia dell'esistenza di Calciopoli 1, 2 e chissà che altro.

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